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COMUNE DI CREMONA

 

   

CENTRO STUDI EUROPEO

 
   

ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA

 

GIORNATA MAZZINIANA

Sala Puerari del Museo Civico di Cremona  Via Ugolani Dati, 4

 Momento di testimonianza nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini

e a 20 anni dalla scomparsa di Giuseppe Tramarollo, educatore europeo e vero mazziniano del XX secolo.

 

Relazione di GIANFRANCO BERNERI

 (Assessore alla Cultura del Comune di Cremona)

 

Buongiorno a tutti.

Parafrasando Dante, dopo gli interventi che ho sentito, posso dire di essere l'ultimo tra cotanto senno, e quindi vediamo se riusciamo a concludere in maniera altrettanto degna delle relazioni e degli interventi che mi hanno preceduto.

Naturalmente qui in sala c'è un pubblico sicuramente edotto del pensiero e dell'azione di Mazzini, quindi io non andrò certo a ricordare quali sono state le tappe più significative della sua esistenza.

Mi limiterò a ripercorrere brevemente alcuni aspetti salienti della sua formazione e del suo apostolato. Uso questo termine, che ha vaghe connotazioni mistico religiose, perché Mazzini è stato una sorta di sacerdote di una religione civile, di una religione della Patria, che lo ha animato sin dai primi anni della sua esistenza.

Allora forse torna utile prima riflessione sulla famiglia di provenienza; come è noto suo padre era medico e giacobino in età napoleonica, mentre la madre, Maria Drago, era incline ad una religiosità austera di stampo giansenistico. Questo è il clima familiare, dunque, in cui si forma il primo Mazzini, il Mazzini giovane, e direi che questa eredità familiare egli porterà sempre con sé e quotidianamente testimonierà con la sua coerente azione politica.

Sono gli anni del primo romanticismo, ma Mazzini - nasce nel 1805, infatti noi celebriamo il bicentenario della nascita - si nutre, negli anni giovanili, di letture anche di stampo illuministico. L'illuminismo, il secolo dei lumi, aveva signoreggiato da un punto di vista culturale per tutto il XVIII secolo, era inevitabile che il Mazzini a quella corrente di pensiero attingesse e si abbeverasse anche, nell'età matura, egli rivedrà quelle sue prime letture, quella sua prima formazione. Infatti nel disegno della storia che egli concepisce, suddivide la storia in età critiche e in età organiche e appunto l'illuminismo alla prima di queste, colloca, mi scuso, l’illuminismo nella prima di queste, mentre invece nell'età romantica, durante la quale egli dispiega la sua azione di educatore, di agitatore, di uomo politico, ebbene chiama quella una età organica.

La temperia culturale in cui egli si forma, dunque, è quella dell'età della restaurazione; ed è proprio dalle irrisolte questioni nazionali, lasciate dal Congresso di Vienna, che prende le mosse l’azione di Mazzini.

Qui volevo fare un breve accenno, probabilmente inutile per il tipo di pubblico che mi sta ascoltando.

Oggi siamo abituati a usare, quasi come se fossero sinonimi, i termini Liberalismo e Democrazia.

L'espressione liberaldemocratico è un'espressione invalsa nel lessico della polemica politica quotidiana. Negli anni di Mazzini le cose non stavano assolutamente in questo modo, perché se è vero che le grandi correnti del pensiero politico contemporaneo liberalismo democrazia e socialismo nascono negli anni della rivoluzione francese, nascono fondamentalmente nell’età dei lumi, tra i primi due e ovviamente tra i primi due e il terzo, c’è una assai marcata differenza. Liberalismo significava monarchia, liberalismo significava voto censitario, liberalismo significava la società dei notabili. Mazzini è su altre sponde,  per quel momento estremamente avanzate. E’ repubblicano: si badi che mentre per noi oggi parlare di Repubblica è quasi un’ovvietà, tanto più che le poche monarchie rimaste ci appaiono degli anacronismi, negli anni in cui Mazzini parla di Repubblica accade esattamente il contrario, quindi parlare di Repubblica in quegli anni, è porsi all’interno di una prospettiva politica assai avanzata direi quasi utopica.

Altra riflessione che vorrei fare: sui testi di storia, molto spesso, c’è un accostamento, un accostamento per mostrarne similitudini e differenze, tra il processo di unificazione tedesca e di quello italiano che, come è noto, sono quasi coevi.

In realtà la presenza del popolo nel Risorgimento italiano è il tratto democratico che contraddistingue la nostra esperienza e la distingue in maniera assolutamente positiva, rispetto a quella tedesca, rispetto a quella bismarckiana; e direi che proprio questa presenza, la presenza di un pensiero per quel momento estremamente avanzato, ho detto prima forse utopico è quello che continua a rendere vivificante, e importante l'esperienza mazziniana anche negli anni del nostro post Risorgimento.

I tedeschi non hanno avuto nulla di tutto ciò e probabilmente anche per questo non hanno avuto neanche il secondo Risorgimento che invece noi abbiamo avuto. Il nostro Sindaco, stamattina, giustamente metteva in evidenza come questo, che è sicuramente uno dei padri della patria, sia oggi un poco dimenticato, un poco misconosciuto, quindi da questo punto di vista l'iniziativa di Bisicchia è un'iniziativa lodevole e l’Amministrazione Comunale di ciò è molto grata a Bisicchia, alle istituzioni che egli rappresenta. Tuttavia non va dimenticato che il magistero mazziniano continua ad essere presente e vivificante, per lo meno per un secolo e oltre l'unificazione nazionale. E’ anche per questa ragione, durante il periodo fascista, vi furono dei tentativi di appropriazione, di strumentalizzazione del pensiero mazziniano, giocato in chiave nazionalistica. Questa è stata un'operazione assolutamente mistificatoria, perché questa religione dell'umanità, questo sentimento nazionale che è così forte in Mazzini, mai si corrompe nel nazionalismo, deriva che invece purtroppo noi ritroviamo nell'Italia di fine Ottocento e in una involuzione molto significativa di esponenti della sinistra storica, che mal interpretando, commettendo a mio avviso un errore di valutazione storica clamorosa sugli esiti ottenuti dal Risorgimento, approdano a posizioni, anche in conseguenza del clima culturale tra fine Ottocento e inizi Novecento, di stampo antipopolare e nazionalistico. Allora a cosa servono gli anniversari? Innanzitutto a rimettere in un cono di luce coloro che ingiustamente erano stati dimenticati e io mi auguro che, da questo punto di vista, i mezzi di informazione che perdono tantissimo tempo in colossali sciocchezze, trovino il modo di riportare l'attenzione dell'opinione pubblica su una figura molto significativa quale quella di Mazzini.   Ma gli anniversari sono anche l'occasione per fornire agli storici lo spunto per ritornare a ragionare su  determinate figure, per fare il punto su quanto ancora di significativo e di attuale rimanga dell'opera e del pensiero di determinate persone. E di Mazzini oggi che cosa ci resta?

Sicuramente la sua visione, che così appassionatamente ha ripreso il nostro Marco Pezzoni, la sua visione europea che è veramente profetica e anticipatrice. L'europeismo di Mazzini è un patrimonio di cui noi dobbiamo essere fieri e a cui è opportuno attingere, naturalmente fatte salve le differenze storiche.  E poi questa religione civile che in lui è così forte,  una tensione morale nell'azione politica che continua ad essere a mio avviso un modello, un esempio, un insegnamento per tutti coloro che vogliono dedicare il proprio tempo alla "res pubblica".Della sua concezione organica della società messa in discussione dalla concezione liberale che dalla concezione marxista della società, che sono entrambi concezioni conflittuali, oggi probabilmente ci resta questo: la necessità di una condivisione di obiettivi che giovano a tutto quanto il Paese. Ecco allora l’attualità, per esempio, della concertazione tra diversi soggetti sia istituzionali che sociali, che oggi è all'attenzione di tutti e del paese, che sta vivendo la peggior crisi del secondo dopoguerra, ebbene questa concezione organica della società oggi, torno a ripetere, può tradursi in una maggior attenzione alla condivisione degli obiettivi. Infine ricordava bene il prof. Coppetti, l'azionismo, giustizia e libertà. Il partito d'azione e il movimento giustizia e libertà hanno scritto delle pagine direi ineguagliabili nella storia del nostro paese. Purtroppo quella è stata una elevata esperienza politica ma, intesa come politica politicante - scusate la brutta espressione ,- di breve durata. Ma attenzione, l'azionismo, gli ideali di Giustizia e Libertà sono sempre rimasti presenti nel nostro paese, come un fiume carsico che talvolta s'inabissava e tal'altra usciva allo scoperto: ebbene, il senso dello stato, il radicamento a determinati valori, il senso della laicità dello Stato. Tutto questo rappresenta un capitale di idee, di valori a cui noi oggi guardiamo ancora con molta attenzione: non voglio buttarla in politica, ma in fondo Giustizia e Libertà sono gli ideali presenti e vivificanti nell'attuale progetto dell'Ulivo. Non è un caso siano risorte due associazioni “Giustizia e Libertà” e “Libertà e Giustizia” A distanza di 100 anni,  paiono invocarsi gli ideali di Mazzini, l'Italia è una Repubblica e una democrazia conseguita col contributo fondamentale delle masse popolari, attraverso quel secondo Risorgimento che fu la Resistenza, dei cui valori si nutre la nostra Costituzione, su cui si fonda il nostro patto di cittadinanza. La Costituzione italiana non sarà perfetta, ma ci ha garantito un clima di libertà e di democrazia.

Visto che nel1946 parte degli ideali dei mazziniani si sono realizzati, io credo che l'anno debbano essere celebrate la ricorrenza delle prime elezioni amministrative, l'elezione della consulta, la vittoria della Repubblica sulla monarchia.

Solo così, con la consapevolezza del passato, possiamo sapere chi siamo e dove andiamo

 

 CREMONA - Sabato 19 MARZO 2005

Gianfranco Berneri

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