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COMUNE DI CREMONA

 

   

CENTRO STUDI EUROPEO

 
   

ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA

 

GIORNATA MAZZINIANA

Sala Puerari del Museo Civico di Cremona  Via Ugolani Dati, 4

 Momento di testimonianza nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini

e a 20 anni dalla scomparsa di Giuseppe Tramarollo, educatore europeo e vero mazziniano del XX secolo.

 

Relazione di LUIGI BISICCHIA

(Presidente del Centro Studi Europeo, 

associato all’A.M.I. e al M.F.E., Cremona)

MAZZINI EUROPEO  

Il Risorgimento continua nelle difesa delle istituzioni repubblicane

 e nella lotta civica per gli Stati Uniti d’Europa

Giuseppe Mazzini da Berna nel gennaio I834 riprende i contatti con 18 patrioti di nazionalità diverse ma aventi comuni idealità, e fonda la “Giovine Europa”, il cui ideale aveva per fondamento: “l'ordinamento federativo della Democrazia europea sotto un'unica direzione ".

La Giovine Italia era stata fondata tre anni prima con l’intento di proseguire la lotta cospirativa entro i confini della propria patria, mentre la Giovine Europa era destinata ad andare oltre i limiti e i confini delle piccole patrie. L’Europa di allora presentava molti popoli oppressi (come si è ripetuto nel XX secolo!), popoli che si trovavano vessati da casereccia tirannide monarchica, o despoti o in situazioni di schiavitù (per discriminazioni e forme razzistiche) anche all’interno del proprio stato sovrano, o sottomessi in condizioni di paese colonizzato.

Mazzini, che aveva altissimo il senso della libertà e dell’indipendenza dallo straniero, non si poteva fermare all’esame e alla difesa della singola crociata per la indipendenza, l'unità, libertà in repubblica del proprio paese ma, vedendo lontano col suo spirito critico, considerava l’avvenire dell’insieme dei popoli in modo unitario. Il riscatto dei popoli dalla sottomissione e dalla servitù aveva bisogno dell’azione diretta, e solo con l’azione unitaria i popoli oppressi potevano svincolarsi dignitosamente dal dominio degli imperi, regnanti e zar dominanti in quasi tutta l'Europa.

Bisognava quindi estendere l’organizzazione, segreta per l’incolumità dei sostenitori, da italiana ad europea, rendere partecipi gli altri Paesi oppressi attraverso loro rappresentanti, con l’impegno di collegarsi e di stringere “patti federativi”, per resistere meglio agli oppressori, ma anche e sopra tutto per debellarli. Non so se esempio più tangibile possa esserci se non quello della Resistenza armata contro il nazifascismo, per la riconquista della libertà in nome del popolo europeo, da parte dei guerriglieri per la liberazione dal nemico, negli anni 1943-45. Così ebbe inizio in Mazzini il lavoro graduale dei collegamenti e dei patti per favorire lo sviluppo della fratellanza dei popoli, condizione preliminare e prioritaria per giungere alla formazione degli Stati Uniti d'Europa. Nello stesso anno, 1834, viene fondata la Giovine Svizzera che ebbe anche un organo di stampa: “La Jeune Suisse”.

La Giovine Europa si presenta in modo diverso dalle altre società segrete (segrete per non incappare nell’arresto, anche per delazione, e nel successivo martirio): “per me è ben altro che setta” – ma un’organizzazione politica che chiede, continua Mazzini “concorso e associazione d'intelletti e lavori d'applicazione a tutti i rami dell'attività sociale, e studi profondi, e concertati intorno alle razze e alle origini storiche per cercarvi la missione che la nuova epoca assegna ai diversi popoli, e dedurne il futuro ordinamento europeo ".

Mazzini ha piena fiducia nella futura vittoria della Santa Alleanza dei Popoli sulla Santa Alleanza dei re, e crede all'Europa degli uomini liberi ed eguali, Europa che sorgerà sulle rovine dell'Europa degli schiavi e del privilegio: “ ... Abbiamo scelto quel nome di Giovine Europa in opposizione alla vecchia perché quel nome è per sé solo un programma, perché contiene in una parola una protesta generale contro lo stato attuale delle cose e l'annunzio di un nuovo elemento, giovine, com'é quello del popolo”.

La Giovine Europa è un'organizzazione democratica e repubblicana, diretta da un “collegio d'intelletti” che sovrintende alla “direzione generale del moto europeo”.

Questo è necessariamente il primo passo verso la “federazione repubblicana”, nella quale “i popoli d'Europa, avendo conquistato il libero esercizio della loro sovranità” saranno associati, “per dirigersi sotto l'impero di una dichiarazione di principi e d'un patto comune allo stesso fine".

Sta quindi sorgendo una nuova ideologia per l’Europa; essa si basa sul tentativo realistico di rendere “uniti” i popoli europei garantendo, a ciascuno, le proprie peculiarità.

Vari sono stati i tentativi di unità attraverso utilizzando il sentiero politico, religioso, filosofico, letterario, ecc. ma l’Europa si è dispersa, sempre, per l'impossibilità di trovare un comune denominatore.

Occorreva allargare e concentrare l’interesse comune delle parti e, nello stesso tempo, non bisognava lasciare all’arbitrio del più forte lo sviluppo della propria nazionalità.

La concezione di Mazzini, di parlare ai popoli d’Europa, al di là della loro origine, e non ai rappresentanti degli stati sovrani (là dove era stato possibile raggiungere l’indipendenza e la sovranità, ma non sempre la libertà), era dovuto al fatto che i popoli possono unirsi nella diversità, non i governi di nazioni sovrane. La dimostrazione è lampante osservando che quelle nazioni che sono diventate forti ne hanno approfittato a danno di altri popoli (vedasi il colonialismo francese, inglese, tedesco, olandese, spagnolo, e non ultima la presenza italiana nel colonialismo dispersivo, attivo e passivo; attivo la presenza in Africa e in Balcania, passivo l’aver subito foibe e conquiste titine nella Venezia Giulia e Dalmazia, tanto per fare solo una citazione veloce.

Mazzini, per questi motivi, poggia fermamente sulla credenza che i popoli vadano tutti coinvolti e cointeressati, i tentativi devono procedere in modo uniforme nella ricerca di come partecipare ai moti, alle sommosse, alle rivoluzioni per la libertà e l’indipendenza di ciascuno e di tutti, favorendo sempre più un’aggregazione umana più ampia, chiaramente federativa, con prospettive mondialiste. Con il sorgere della Giovine Europa, una critica (dei soliti inetti) era quella che Mazzini provocava “la distruzione d'ogni spirito nazionale” e favoriva “il venir meno” del carattere individuale dei popoli; una seconda critica si basava sulla stranezza della proposta e vaghi sogni utopistici.

Mazzini risponde loro: “I primi confondono la indipendenza di una nazione col suo isolamento intellettuale, ed é errore di mente; i secondi disperano degli uomini, e delle cose, ed é difetto di cuore”. Il federalismo attuale non poteva avere migliore enunciazione: la diversità dei popoli e delle nazioni, nel sistema federativo, non viene distrutta o alienata, ma viene mantenuta in piena coesistenza (era ed è l'unica forma possibile di civiltà partecipativa, democratica, paritaria) favorendone l'unità.

“…i valori etico-religiosi delle piccole patrie, non più isolati, nell'aprirsi alle altre si temprano e si accrescono, garantendo ancor più l'indipendenza dei singoli paesi”.

Affinché risulti chiaro a tutti che i popoli sono fratelli, Mazzini ribatteva che non è possibile tollerare che anche uno solo di essi venga torturato dall'oppressione o dalla superstizione.

Questa è la nuova letteratura politica di Mazzini, sia pure ammantata da un puro idealismo religioso, abbastanza simile all'universalismo cristiano: “Siamo tutti figli di un solo Dio, discendenti di una sola stirpe, governati dalla stessa legge provvidenziale, membri della umanità e per suo mezzo, viviamo impariamo, progrediamo”.

L'apostolo dell'unità italiana, nel porre il problema dell'unione europea, notiamo che va oltre il “campo” letterario; scende direttamente nel “campo dell’azione politica”, criticando, sin dall’inizio, i governi dell'epoca i quali hanno abdicato a qualunque possibile sentimento di unità e di consolidamento europeo, perché impegnati, come tutti i governi nazionali, per la sopravvivenza, legata alla contingenza quotidiana.

Mazzini da Londra lavora per la convocazione di un Grande Congresso Europeo, i cui partecipanti devono credere e tentare l'indipendenza e l'unità dei loro paesi e dell'Europa:

“Questa missione, sospesa per poco... oggi noi la compiremo, e il tempo è vicino. Noi vi chiamiamo fin da oggi al Gran Congresso Europeo, in cui tutti i popoli, fratelli nostri verranno a conchiudere la loro alleanza, a fare riconoscere i loro diritti, a constatare i servizi, che ognuno d'essi ha resi, e può rendere, a quella civiltà popolare della quale la Repubblica Europea è chiamata ad affrettare il progresso e a raccogliere il frutto”.

Per realizzare tale congresso, forma un Comitato Centrale Democratico Europeo, che ha come membri per l'Italia lui stesso, per la Francia Ledru-Rollin, per la Germania A. Ruge, per la Polonia A. Darasz e per l'Ungheria Kossuth. Per diffondere le idee unitarie e repubblicane fonda una associazione:

“L'Alleanza Universale Repubblicana”

escludendo da essa quanti non credono negli Stati Uniti d'Europa: “Tutti coloro che credono impossibile l'attuazione del Governo repubblicano in Italia, la formazione degli Stati Uniti d'Europa, fondamento dell'universale fratellanza dei popoli, non possono far parte di questa Associazione” (Statuto).

Mazzini abbina il problema italiano, che è quello di raggiungere l’unità e la repubblica, alla costituzione degli Stati Uniti d'Europa; in alcuni scritti assegna all'Italia la nobile funzione di guida per l’avvio verso la federazione europea. Mazzini stesso si meraviglia come taluni italiani possano attribuire a stranieri quell’iniziativa di guida:

“Si, finalmente - ed è davvero tristissimo indizio che taluni fra i nostri giovani magnifichino oggi come scoperta d'agitatori stranieri una idea che udirono quaranta anni addietro da labbra italiane - noi vogliamo gli Stati Uniti d'Europa, l’Alleanza repubblicana dei popoli”.

Mazzini ha tentato di convincere i suoi contemporanei che era necessaria la sopranazionalità con un super-Stato europeo, senza cadere in contraddizione col nazionalismo e l’imperialismo. Mazzini parla di popoli, e li considera sovrani, anche se non ancora uniti, ma non parla di stati sovrani, e non rinuncia a trasferire le singole sovranità al superStato nascente dalla costituzione federalista, in armonia coi suoi principi democratici e repubblicani. Il pensiero di Mazzini sulla sovranità, cioè uguaglianza e libertà, così lo precisa: “Senza Popoli non può esistere Alleanza di Popoli. E questi popoli devono stringerla leale e durevole, essere liberi ed eguali, avere coscienza di sè, affermare la propria individualità e il proprio principio: essere insomma nazioni...”.

La nazione viene definita da Mazzini:

“La Nazione è, non un territorio da farsi più forte aumentandone la vastità, non una agglomerazione di uomini parlanti lo stesso idioma e retta dall'iniziativa d'un Capo, ma un tutto organico; per unità di fini e di facoltà, vivente d'una fede e di una tradizione propria, forte e distinto dagli altri per una attitudine speciale a compire una missione secondaria, grado intermedio alla missione generale dell’umanità”.

Mazzini non pensa alla semplice somma delle singole nazionalità attraverso l’associazione dei popoli, ma ha la visione di una unione europea, con una forma sopranazionale, che riunisce nella grande repubblica europea i popoli

“indipendenti quanto alla loro missione interna”

e dipendenti dal Super-Stato, per quanto riguarda la politica estera.

Lo Stato sopranazionale come lo intendiamo noi, oggi, non lo troviamo descritto perfettamente da Mazzini, ma nello spirito ci siamo abbastanza.

Ricordo che, nella concezione mazziniana, il processo di formazione delle nazionalità è una tappa essenziale verso l'unità dei continenti; questa Unità a livello continentale, a sua volta, è il fondamento di una universale fratellanza dei popoli. Come dire, in modo esplicito, la fratellanza dei popoli è il presupposto per giungere ad un governo mondiale.

Gli ideali di nazionalità e di indipendenza, sempre parafrasando Mazzini, se non si concretizzano in un'unità superiore, quella europea, e questa a sua volta nell'Umanità universale, minacciano “andare tropp'oltre e guastare la fratellanza dei popoli”, divenire simboli di guerre fratricide.

Patria e Umanità vanno rispettate in eguale misura: bisogna non violare l'una a profitto dell'altra, ma “bisogna organizzarle, porle in concordia, farle giovar tutte al più presto conseguimento dell'intento comune”; così facendo ogni passo fatto a favore della Patria è un avanzamento di posizione verso l'Umanità.

Giuseppe Mazzini (con Carlo Cattaneo, con Altiero Spinelli …, con tanti altri federalisti europei di nazionalità italiana), permette ancora oggi di tenere aperta l'iniziativa per gli Stati Uniti d'Europa, tutt’ora non ancora programmata dai Paesi aderenti all’Unione.

Il federalismo odierno, in termini chiari e senza confusione alcuna, non è che lo sviluppo, in modo giuridico più perfetto, delle indicazioni risorgimentali e mazziniane e la traduzione in atto delle loro concezioni politiche, che ribollivano fra gli appartenenti alla Giovine Europa.

Vi era più entusiasmo appena dopo il Secondo Risorgimento, quando molti episodi della Resistenza armata al nazifascismo mostravano i segni della ricerca di sopranazionalità e di giustizia, e anche di amicizia e di solidarietà dei popoli.

L’Europa comunitaria confederale pensi al progetto di Mazzini, prima che sia nuovamente troppo tardi, e i popoli europei cerchino di raggiungere, uniti nella loro diversità, quell’unione europea prima, universale dopo, che permetta la cooperazione e la vera pace.

CREMONA - Sabato 19 MARZO 2005

Luigi Bisicchia

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