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COMUNE DI CREMONA

 

   

CENTRO STUDI EUROPEO

 
   

ASSOCIAZIONE MAZZINIANA ITALIANA

 

GIORNATA MAZZINIANA

Sala Puerari del Museo Civico di Cremona  Via Ugolani Dati, 4

 Momento di testimonianza nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini

e a 20 anni dalla scomparsa di Giuseppe Tramarollo, educatore europeo e vero mazziniano del XX secolo.

 

Relazione di GIAN CARLO CORADA    

 (Sindaco del Comune di Cremona)

 

Quando l’amico Luigi Bisicchia, quale presidente del Centro Studi Europeo e rappresentante del Movimento Federalista Europeo e dell’Associazione Mazziniana Italiana, ha proposto all’Amministrazione Comunale di collaborare per organizzare anche a Cremona una momento di testimonianza nel bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini e a vent’anni della scomparsa di Giuseppe Tramarollo, eminente figura di educatore europeo, non ho avuto dubbi nell’appoggiare con convinzione questa richiesta.

La volontà è infatti di contribuire, anche a livello locale, al ricordo di una figura, come quella di Giuseppe Mazzini, che con il suo pensiero e la sua azione ha avuto un ruolo importante nella storia italiana ed europea, e di un sincero ed appassionato esponente del mazzinianesimo del XX secolo.

Giuseppe Mazzini ha avuto un destino singolare al punto che non è così peregrino affermare che in Italia non è stato apprezzato o amato come altri simboli nazionali. Non a caso il primo e maggiore promotore dell'unità d’Italia morì clandestino nella patria finalmente unita.

Ma l'Italia si era unita sotto la monarchia. Mazzini pensava invece alla Repubblica.

L’Italia unita, l’Italia della monarchia sabauda portava con sé numerosi problemi e riuscì così poco a risolverli che ancor oggi ne scontiamo le conseguenze, insieme ai nuovi intanto accumulatisi. Questa situazione ha fatto in modo che molti italiani hanno finito col pensare che l'unità non era stata una buona idea o, almeno, avrebbe dovuto attuarsi in un modo completamente diverso, come lo stesso Giuseppe Mazzini aveva d’altro canto sempre sostenuto.

Per quei tempi Mazzini era un uomo scomodo: parlava infatti di doveri prima che di diritti; esigeva unità di pensiero e di azione; concepiva la vita degli individui e dei popoli come una missione; era più amico dell'essere che dell'avere; riteneva il sacrificio un'evenienza normale del vivere; proponeva un senso religioso della vita e della storia; richiedeva una fratellanza fra i singoli e i popoli più vissuta che proclamata.
Egli ebbe comunque un rilievo che andava ben al di là dell'Italia.

Fu un grande del pensiero nazionale e democratico in Europa, ma anche uomo d'azione: sollevò dal nulla una grande onda politica, diede buona prova al governo di Roma nel 1849, avviò nei suoi ultimi anni il movimento operaio e cooperativo in Italia e contribuì a quello internazionale. Pur senza la competenza economica di tanti socialisti o liberali, capì molto delle moderne lotte di classe.

Intuì alcuni dei limiti poi mostrati dal marxismo, ma capì che neppure si sarebbe trovata pace con il liberalismo economico, e propose una socialità fondata sul principio democratico della solidarietà, il governo sociale, come diceva, trovando, al riguardo, insoddisfacente perfino il termine democrazia.

Capì soprattutto il valore etico e politico della nazionalità. Comprese che la libertà è molto meglio se è associata al principio nazionale, ma anche che le nazioni non possono vivere chiuse nel loro “particolare” e credette alla fratellanza dei popoli e auspicò l'unione dell'Europa.

Non è un caso che in India e in Indonesia agli inizi del ' 900 le manifestazioni per l'indipendenza nazionale portassero nei cortei anche il suo ritratto. E non è un caso che la democrazia del Novecento abbia trovato nella politica dei redditi e dello Stato sociale idee molto congeniali al suo spirito.

Mazzini appartiene, in un certo senso, alla famiglia dei profeti, senza i quali la storia sarebbe certo molto più povera. Verso i profeti c'è un più che naturale pregiudizio, ma neppure il pregiudizio è un buon giudizio.

L'Italia, si dice, ha avuto molti profeti e pochi buoni amministratori della cosa pubblica. Ma può darsi che non sia così. Che, cioè, l'Italia abbia purtroppo avuto non solo pochi di quegli amministratori e pochi Cattaneo ed Einaudi, ma abbia anche avuto pochi profeti come Mazzini; che essa tenda, invece, spesso ad oscillare tra bravi demagoghi e bravissimi machiavelli; che l'alto profilo della politica mazziniana non sia fatto per incontrarvi la generale simpatia.

Ma forse proprio per questo è quanto mai opportuno oggi, a duecento anni dalla sua nascita, ricordare e celebrare Giuseppe Mazzini con la giusta attenzione che meritano  i grandi uomini che, con la forza delle loro idee, si sono battuti per porre le basi di un’Italia unita, di un’Europa unita, di un Mondo in pace, di una società più equa.

 CREMONA - Sabato 19 MARZO 2005

Gian Carlo Corada

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