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duecento anni fa nasceva

GIUSEPPE MAZZINI

Carlo Azeglio Ciampi, un Presidente repubblicano (*) della Repubblica Italiana, ha dichiarato il bicentenario della nascita di Giuseppe Mazzini (22.06.1805) l'evento più importante del 2005.

Mazzini, dopo aver vissuto per l’Italia e per il Popolo, morì a Pisa il 10 marzo 1872, in casa Rosselli col falso nome di George Brown, nascosto perché ricercato dagli sbirri, avendo subito più condanne a morte per amore alla propria Patria, condanne mai revocate dai Savoia.

Tali fatti storici non hanno bisogno di commenti, e ritengo che siano d’accordo tutti i cittadini, che tali si sentono di essere, in Repubblica.

Sorge il problema se l’autorevole invito a non dimenticare un Padre della Patria Italia, aperto all’Europa dei popoli e all’Umanità intera, sarà adeguatamente raccolto.

Se non erro, Ciampi ha lottato e sofferto per la Libertà del genere umano, per la Democrazia non solo italiana, per la Repubblica civile e non autoritaria, e col cuore e la ragione sta auspicando sempre migliori rapporti politici ed economico-sociali fra i popoli d’Europa.

Ci siamo fatti, da anni, un’ottima opinione del nostro Presidente, così come abbiamo razionalmente amato e apprezzato altri Presidenti dell’Italia repubblicana.

Uno per tutti, mi piace ricordare Luigi Einaudi. Sua è la frase che abbiamo pubblicato, dal 1961 in poi, per anni, nel frontespizio di “Evoluzione europea”. La frase è ancora di brutale attualità: “Gli stati europei sono divenuti un anacronismo storico”. Il passaggio storico non si è ancora verificato, trattandosi di parto quasi secolare, lo aspettiamo da vivi? O dovremo “perdere le speranze …” … per circostanze anagrafiche?.

Oggi nelle scuole italiane conoscere Mazzini può essere una difficoltà.

Le Superiori dovrebbero diventare licei, e gli studenti saranno tutti liceali, non importa se non sapranno chi sia Mazzini, ma e forse anche non impareranno più quel un poco di professionalità acquisita dagli Istituti Tecnici negli ultimi cent’anni; ma, con un poco di fumo, onoratamente, verranno chiamati Licei, considerando ininfluente la declassazione professionale.

Non sappiamo se la gentile Ministro Moratti abbia fatto qualcosa di prezioso per correggere il tiro, purché non si tratti di tiro mancino. Ma su Mazzini non si dovrebbe polemizzare, perché è anche Padre della sua, come della nostra Patria Italia, nazionale e non nazionalista, aperta alle associazioni federative di popoli, possibilmente competitiva ma giammai settaria e razzista.

Mio padre, nel 1910, a scuola, aveva in adozione “I doveri dell’uomo”. Non c’era la Repubblica!

Mi domando quanti docenti hanno avuto buona memoria storica ricordando, da gennaio al giugno 2005 Giuseppe Mazzini.

Chiedo agli insegnanti una breve meditazione sull’Uomo che ha seminato per noi, nel XIX secolo, tanto civismo da creare un’opinione mondiale favorevole all’indipendenza nazionale e alla libertà dei popoli, e alla possibile fraterna cooperazione.

A riprova del messaggio sopranazionale, osserviamo i ceki, i rumeni, i polacchi, gli slovacchi, gli ungheresi, gli ucraini … che covavano, per tutto il secolo XX, con l’aiuto del “principio superiore”, il modo di uscire dal nazismo prima, e poi dallo stalinismo, compiacenti i Quisling locali.

Lo ricordano anche fuori dall’Europa tradizionale, dagli indiani fedeli a Gandhi e non, alla Cina; lo commemorano negli Stati Uniti d'America e in vari altri paesi dell'America e dell’Africa, ma anche viene proposto nel Medio Oriente ed oltre, territori ancora troppo caldi, per essere sopportabile civilmente la vita dei rispettivi popoli, che vorrebbero qualcos’altro che guerra sofferenze e terrore!

Oggi, nel rileggere le idee di Mazzini, riscopriamo che la sua concezione di società civile rappresenta un messaggio utile fra le possibili prospettive disponibili ai cittadini di buona volontà per progettare un domani produttivo e pacifico, al servizio della convivenza dei popoli.

L.B.

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(*) Repubblicano nel senso più bello della parola, quindi non polemico verso altri, o per appartenenza politica, ma come Cittadino numero uno fra i cittadini della Repubblica Italiana, Ciampi ha sempre rispettato e onorato il tricolore e le istituzioni repubblicane italiane, fedele alla Costituzione entrata in vigore il primo gennaio 1948 e che abbiamo ereditato dai nostri padri dopo la disfatta del nazionalsocialismo. Il suo intervento su Mazzini per noi era scontato anche se ci “illumina d’immenso” per dirla con Ungaretti.

 

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